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Lettera alla Sindaca di Roma

Lettera alla Sindaca di Roma

da Antonella Barina curatrice del volume Venezia Xenithea, Storie di donne straniere a Venezia. in presentazione a Feminism3

Gentile dott. Virginia Raggi,

il 30 settembre scenderò da Venezia a Roma – anche se la cosa mi è piuttosto difficile e come lei ben immagina mi preoccupa, dato il periodo – per presentare Venezia Xenithea, Storie di donne straniere a Venezia. Desidero invitarla a quest’incontro e, se non le fosse possibile intervenire, è a disposizione il libro che lascerò per Lei. La stranierità è una condizione che ci colpisce tutte, le autrici che hanno risposto al mio invito di curatrice si sono messe nei panni di altre donne cercando di pensare come loro e si sono trovate ad esprimere se stesse. Piccole magie femministe. Da lontano ho avuto modo di seguire alcune sue altre vicende e l’ho immaginata straniera a doversi fidare di chi mal la consiglia. Forse anche lei ritiene l’unico possibile in politica quel pensiero fatto di tattiche e strategie che normalmente lascia dietro di sé tanto dolore. Aggiornandomi sulle ultime vicende della Casa Internazionale della Donna, dove presenteremo il libro, vedo che lei ha rialzato il prezzo di un debito proprio mentre tutte le forze politiche premono, sebbene con soluzioni differenti, perché ogni debito sia almeno alleviato, non rincarato. Forse nessuno tra quelli che ha vicino le dice quanto questo incattivimento le nuocerà. Quella politica di tattiche e strategie considera le donne dei paravento e le situazioni sociali pedine da muovere in uno scacchiere che normalmente è tutt’altro da ciò che è all’ordine del giorno. Non si presti, per il suo bene. Non è facilmente spegnibile il disonore di un simile passo. I signori delle tattiche e delle strategie pensano di usare la casa come ostaggio e stanno elaborando un ricatto che con le donne non ha nulla a che fare? Pensano che qui ci siano soltanto quattro suffraggette che magari votano diversamente da loro? È tipico di chi non rispetta la libertà di  pensiero, alla quale tengo molto, pensare “chi non è con me è contro di me”. Qui ci sono solo donne che grazie ad altre donne trovano qualche momento di sollievo da quel che succede fuori. È il potere che le interessa? Dottoressa, il potere siamo noi. Se lei vota è grazie alle suffraggette che lo hanno consentito, alle quali si deve quindi l’attuale, per quanto molto imperfetta, democrazia. Chi era mai Virginia Woolf, se non la più meritevole delle scrittrici? Questa guerra è lunga e non l’hanno voluta le donne. E anche a lei potrà capitare domani, non glielo auguro, di aver bisogno di un centro antiviolenza. Perdoni la schiettezza cui l’età mi obbliga, e non sia straniera alla sua stessa città.

Cordialmente sua,

Antonella Barina

già ospite della Casa della Donna di Via del Governo Vecchio