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N.1 2020: SILENZIO

MAREA

Senza mezze misure, il silenzio lo si ama o lo si odia; se ne sente il bisogno o lo si fugge, ma non si può restare a metà strada, perché il silenzio non prevede mezze misure.
Per le donne è stato, è e sarà un castigo, ma costituisce anche una opportunità, è anche ribellione totale, dimostrazione di forza assoluta, di coraggio indomito, come leggerete.
Metafora e condizione incarnata il silenzio ci riguarda, e per questo abbiamo provato a declinare le sue sfaccettature contraddittorie, a seconda del versante di osservazione.
Perché una primavera silenziosa, ci spiega l’ecofemminista Rachel Carson, nonostante l’accostamento poetico che evoca il titolo del suo libro più importante può essere l’inizio dell’apocalisse, così come il perentorio ordine di Carla Lonzi Taci, anzi parla è l’esordio di una rivoluzione.
Il giornalista di Repubblica Romagnoli, che da un anno cura una striscia quotidiana di poche righe dal titolo La prima cosa bella, il 18 novembre 2019 ha dedicato il suo saluto alla giornata proprio al silenzio definendolo come “arte perduta” e citando il libro Storia e pratica del silenzio di Remo Bassetti. Non è un elogio, ha spiegato, ma un’attenta ricostruzione delle sue manifestazioni (dal big bang ai lager) e interpretazioni.
E poi aggiunge: “Chi capirebbe che per l’etnia nigeriana degli Igbo la donna chiesta in sposa se fugge via senza parole accetta entusiasta e se resta immobile è pietrificata dall’orrore della proposta? Chi saprebbe decifrare i silenzi di Mattarella: è paziente, attonito o disgustato? Ma soprattutto: perché la pratica del silenzio è così in disuso? Perché le suore di clausura rilasciano interviste, gli eremiti hanno un podcast, i presidenti cinguettano, un ex ministro si sveglia e sente il bisogno di chiedere: Posso augurarvi buon sabato?
Ecco, ora che vi starete domandando dove vogliamo andare a parare continuate a leggere: a meno che non lo si faccia ad alta voce leggere è l’attività silenziosa per eccellenza. Continuate così, le nostre pagine vi aspettano.

Venerdì 6 marzo, ore 17.

Crescere uomini. Le parole dei ragazzi su sessualità, pornografia, sessismo

ERICKSON

Monica Lanfranco

1. Cos’è per te la sessualità? 2. Cosa significa essere virile? 3. Cosa provi quando leggi di uomini che violentano le donne? 4. Pensi che la violenza sia una componente della sessualità maschile? 5. La pornografia influisce, e come, sulla tua sessualità? Sono le domande rivolte da Monica Lanfranco – giornalista, formatrice e attivista – a più di 1000 studenti tra i 16 e i 19 anni. Dalle risposte emerge il ritratto di giovani uomini che, in assenza di indicazioni da parte di un mondo adulto con cui il patto educativo è visibilmente rotto, raccontano di internet e della pornografia online come della principale fonte di insegnamento e iniziazione alla sessualità e di una maschilità vissuta in una pericolosa confusione tra virilità e violenza. Dedicato a chi, a cominciare dalle madri, dai padri e da tutte le figure adulte di riferimento che lavorano nella scuola e nelle agenzie educative, voglia trovare spunti e ispirazione nel difficile, ma indispensabile, percorso di accompagnamento verso una radicale trasformazione delle relazioni tra i generi
Monica Lanfranco è giornalista, scrittrice e formatrice, ha insegnato Teoria e Tecnica dei nuovi media all’Università di Parma e conduce corsi di formazione nelle scuole, per le associazioni e gruppi di donne e misti sulla storia del movimento delle donne, sulla comunicazione di genere, sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti. Nel 2008 ha fondato Altradimora, luogo dove ogni anno si tengono seminari e incontri tematici con ottica femminista. Tra i temi di maggior interesse nel suo lavoro ci sono l’intreccio tra laicità e diritti delle donne, la nonviolenza e il femminismo.

Venerdì 6 marzo, ore 18.