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Clarice Lispector. Corpi disciplinati, corpi (dis)obbedienti

NOVA DELPHI

Luigia De Crescenzio

Notoriamente intimista e introspettiva, la scrittura di Lispector appare, soprattutto nelle prime opere, distaccata dal contesto storico/sociale coevo e maggiormente incentrata su tematiche esistenziali; tuttavia, tale tendenza ha subìto un cambiamento nel corso della carriera letteraria della scrittrice che – in particolare con le opere degli anni sessanta e settanta – si aprirà progressivamente alle istanze di carattere sociale, finendo per delineare un nesso inestricabile tra letteratura, potere e giustizia; nesso particolarmente significativo in un’epoca di oppressione e violenza come quella vissuta dal Brasile durante gli anni della dittatura militare (1964-1985). Al discorso autoritario, Lispector oppone una scrittura che fa del corpo il simbolo di una condizione umana fragile e oppressa, rivendicando tuttavia il diritto al grido e alla disobbedienza.
Luigia De Crescenzo insegna Letteratura portoghese e brasiliana presso l’Università di Roma Tre. Attualmente i suoi interessi di ricerca si concentrano nell’ambito della letteratura portoghese e brasiliana del XX secolo, con particolare riferimento alla letteratura femminile. Ha pubblicato saggi su varie autrici contemporanee, tra le quali: Clarice Lispector, Hilda Hilst, Lygia Fagundes Telles e Ana Maria Machado.

Sabato 7 marzo, ore 17.