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Versi vissuti. Poesie (1975-1990)

EUM EDIZIONI UNIVERSITA’ DI MACERATA

di Edith Bruck

Testo a cura di Michela Meschini

La poesia di Edith Bruck è una poesia riflessiva, intima senza essere intimistica, civile senza essere politica.
Muove dalla quotidianità dei sentimenti, la sua sfera di appartenenza è quella esistenziale, idealmente riconducibile anche a quella tradizione al femminile che percorre il Novecento.
Con la raccolta in un unico volume di tutte le poesie pubblicate fra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso si è cercato di rispondere a una duplice esigenza: da un lato si è voluto riportare alla luce un piccolo tesoro di versi dimenticato, rendendolo accessibile anche alle nuove generazioni di lettori; dall’altro, si è voluta testimoniare la perdurante vitalità del linguaggio poetico come forma di conoscenza e di comunicazione di contenuti altrimenti inattingibili.

Edith Bruck è nata in Ungheria nel 1932. Nel 1944 viene deportata ad Auschwitz insieme ai genitori, a due fratelli e una sorella. Sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, dopo varie peregrinazioni in diversi paesi, tra i quali Israele, si stabilisce nel 1954 in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 pubblica il suo primo romanzo autobiografico Chi ti ama così, con il quale dà inizio alla carriera di scrittrice e alla lunga attività di testimone della Shoah. Seguono i racconti Andremo in città (Lerici, 1962), da cui il marito Nelo Risi trae il film omonimo, e oltre venti opere di narrativa e poesia, fra cui Le sacre nozze (Longanesi, 1969), Mio splendido disastro (Bompiani, 1979), Lettera alla madre (Garzanti, 1988), Nuda proprietà (Marsilio, 1993), L’attrice (Marsilio, 1995), Signora Auschwitz (Marsilio, 1999), Quanta stella c’è nel cielo (Garzanti, 2009), adattato per il cinema da Roberto Faenza, La donna dal cappotto verde (Garzanti, 2012) e La rondine sul termosifone (La nave di Teseo, 2017). È stata tradotta in molte lingue e ha ricevuto vari premi letterari, fra cui il ‘Rapallo Carige’ e il ‘Viareggio’. Ha scritto anche per il teatro, la televisione, la radio e il cinema e ha tradotto, fra gli altri, Attila József e Miklós Radnóti.

Sabato 9 marzo ore 16:00 sala Giardino